De Chirico mode on. Rome. Day two.
Stasera che non ho voglia di scrivere, stasera che non posso scrivere, ho in gola tre parole. Tre parole che formano un concetto unico e speciale quello “ti voglio bene”.
Abusato, violentato, svilito.
Ecco, credo che questo sara’ il post piu’corto nella storia di Glance.
Il “ti voglio bene” violentato da chi non sa neanche dove stia di casa il bene.
Il bene che è quella cosa che si dimostra: con la presenza, con i gesti, con l’ascolto, semplicemente con l’esserci. Il bene che non si abbrevia con “tvb”, il bene che sta nelle mani calde che ti fanno una carezza. Il bene di chi, a chilometri di distanza, ti fa sentire capita ed amata. Il bene degli amici che ti guardano negli occhi, il bene di chi non ti fa mai sentire esclusa, il bene di chi si volta per vedere se sei ancora li e, se non ci sei, ti aspetta, il bene di chi ti accoglie.
Allora, vi prego, fatemi un favore e fatelo anche a tutte quelle persone che avete preso in giro dicendo loro queste tre parole senza neanche comprenderne il significato.
“Ti voglio bene”non è un concetto che va detto senza che ci sia dietro il senso piu’autentico che è quella della condivisione.
Imparate a dirlo come fanno i bambini: allargando le braccia per accogliere davvero nel vostro spazio la persona che avete davanti.
Non vomitatele piu’ queste tre parole. Abbiatene rispetto e cura.
Fatelo per me. Fatemi questo regalo.
Io che ho imparato a dirlo come i bambini, con braccia e cuore aperto.
Io che, a fatica, ne ho compreso il senso e lo rispetto.
Il “sono fatto/a così”non è una giustificazione.
Tenetelo a mente quando cercate di arrampicarvi sugli specchi invano
Ore 18.00: momento figura di merda aifonio.
-” In merito a quello che ci siamo detti stamattina, La prego di darmi urgentemente un coniglio (ovviamente la parola era consiglio)”
- “Mi dispiace signora ma credo ci sia un malinteso. Io posso darle solo le pastiglie freno ma se vuole mio suocero ha un giardino con le bestie.
La mia vita è meravigliosa.
Datemi una birra.
Ecco, Instagram è divertente perché posti le foto, metti qualche filtrino, ti diverti, cazzeggi e bla bla bla. Se deve diventare la succursale di Facebook con l’ansia continua del “mi aggiungi” passa il piacere.
I pochissimi che da IG sono stati invitati ad entrare qui “a casa mia” sono persone speciali che meritano di starci. Il resto, per favore, rimanga dov’è ed utilizzi ogni socialino (tumbrl, friendfeed, twitter) per lo scopo deputato. Il minestrone è buono se dosi gli ingredienti con cognizione di causa…se fai un “mappazzone” farà schifo.
Il sorriso come stile di vita.
Klaus Rinke - Time, Space, Body and Action (1972)
Domanda e passerai per ignorante una volta.
Non domandare e resterai ignorante per sempre.
Waiting time.
Blonde woman with a Fattori landscape.
Sunset.